Da
dove comincio? Suppongo di dover cominciare dall’inizio perché è così
che si fa. L’inizio è un “banale” scippo. Quanti ne abbiamo visti?
Moltissimi vero? Non avevo mai fatto caso che non avevo mai assistito
alla cattura dello scippatore.
Cazzo! Ti hanno preso brutto figlio di buttana, schifo della terra, to matri è pulla, a muoriri ammazzatu, un crescendo di improperi di odio selvaggio che non ha pari.
Tranquillo pomeriggio di una biglietteria di autolinee, passeggeri in coda ad aspettare il proprio turno per fare il biglietto che li porterà a casa. Il ritorno dei giusti, dopo una giornata di lavoro, studio o chissà che, si ritorna.
Improvvisamente la sala si anima: “al ladro al ladro, aiuto mi hanno scippato! La borsa, aiuto!”. Uno scippo. A Palermo uno scippo è una normalità, vuoi che non ci sia uno scippo nel tuo quotidiano? C’è, guardi distratto, cerchi di capire chi, cosa, perché, poi torni alle tue faccende, non è morto nessuno.
Questo scippo invece è diverso per me, io c’ero, l’ho fatto io. Prima ho dato un’occhiata furtiva dentro la biglietteria, ho adocchiato una ragazza innocua e distratta, mi sono avvicinato piano con molta tranquillità, avevo fame, ieri non mi era andata per niente bene e ho saltato il pranzo, anche se, la sera ero riuscito a trovare un rimasuglio di pollo che mi aveva ceduto un amico. Oggi dovevo rimediare, oggi dovevo mangiare cazzo! Entro veloce, afferro la borsa, tiro, cede subito, devo correre come il vento, troppa gente, sembravano di meno, tutti urlano mi stanno inseguendo, ma quanti sono? Ma perché non si fanno i cazzi loro! Grandissima miseria buttana! Ho le gambe molli, ma devo correre più forte di loro, se arrivo al cancello è fatta. Tengo stretta la borsa, non mollo, aumento il passo, davanti a me qualcuno ha capito, mi vedono correre e comincio a scartare di lato ma sono su un corridoio stretto non credo ce la farò, comincio ad avere paura, mi prenderanno, mi prenderanno. Il cancello, stanno chiudendo il cancello, è finita. Parte il primo cazzotto, non è un granché ho visto di meglio, calci, altri pugni e sputi, repertorio classico. In branco sono terribili, tanti leoni, hanno gli occhi iniettati di sangue, una rabbia inestinguibile. Non mi difendo, sarebbe inutile oltre che deleterio, arriva sempre più gente, uno mi tiene inchiodato al cancello per la maglietta stringendo sul collo vorrei chiedergli di allentare la presa perché non respiro bene, ma sono un ladro, non posso. A turno vengono i più arrabbiati: figghibbuttana, puh e sputa, tomatri è pulla calcio, figghiu i sucaminchia altro pugno, ti canusciu a tia unnè a prima vuota schiaffetto. Chiamate la polizia, avete chiamato la polizia? C’è chi mi fa la foto, chiudo la bocca per non fare vedere che sono sdentato e sento il sangue che mi cola dal labbro, finalmente la polizia. Finalmente al sicuro, no, continuo a ricevere calci e sputi nella foga uno spruzzo arriva anche al poliziotto che si incazza, mi ammanetta e mi porta lontano da loro. Il mio nome è Ahmed, rubo, scippo, cerco di sopravvivere in qualche modo, peccato che non sono nato a ballarò altrimenti oggi sarebbe andata in maniera diversa.
Cazzo! Ti hanno preso brutto figlio di buttana, schifo della terra, to matri è pulla, a muoriri ammazzatu, un crescendo di improperi di odio selvaggio che non ha pari.
Tranquillo pomeriggio di una biglietteria di autolinee, passeggeri in coda ad aspettare il proprio turno per fare il biglietto che li porterà a casa. Il ritorno dei giusti, dopo una giornata di lavoro, studio o chissà che, si ritorna.
Improvvisamente la sala si anima: “al ladro al ladro, aiuto mi hanno scippato! La borsa, aiuto!”. Uno scippo. A Palermo uno scippo è una normalità, vuoi che non ci sia uno scippo nel tuo quotidiano? C’è, guardi distratto, cerchi di capire chi, cosa, perché, poi torni alle tue faccende, non è morto nessuno.
Questo scippo invece è diverso per me, io c’ero, l’ho fatto io. Prima ho dato un’occhiata furtiva dentro la biglietteria, ho adocchiato una ragazza innocua e distratta, mi sono avvicinato piano con molta tranquillità, avevo fame, ieri non mi era andata per niente bene e ho saltato il pranzo, anche se, la sera ero riuscito a trovare un rimasuglio di pollo che mi aveva ceduto un amico. Oggi dovevo rimediare, oggi dovevo mangiare cazzo! Entro veloce, afferro la borsa, tiro, cede subito, devo correre come il vento, troppa gente, sembravano di meno, tutti urlano mi stanno inseguendo, ma quanti sono? Ma perché non si fanno i cazzi loro! Grandissima miseria buttana! Ho le gambe molli, ma devo correre più forte di loro, se arrivo al cancello è fatta. Tengo stretta la borsa, non mollo, aumento il passo, davanti a me qualcuno ha capito, mi vedono correre e comincio a scartare di lato ma sono su un corridoio stretto non credo ce la farò, comincio ad avere paura, mi prenderanno, mi prenderanno. Il cancello, stanno chiudendo il cancello, è finita. Parte il primo cazzotto, non è un granché ho visto di meglio, calci, altri pugni e sputi, repertorio classico. In branco sono terribili, tanti leoni, hanno gli occhi iniettati di sangue, una rabbia inestinguibile. Non mi difendo, sarebbe inutile oltre che deleterio, arriva sempre più gente, uno mi tiene inchiodato al cancello per la maglietta stringendo sul collo vorrei chiedergli di allentare la presa perché non respiro bene, ma sono un ladro, non posso. A turno vengono i più arrabbiati: figghibbuttana, puh e sputa, tomatri è pulla calcio, figghiu i sucaminchia altro pugno, ti canusciu a tia unnè a prima vuota schiaffetto. Chiamate la polizia, avete chiamato la polizia? C’è chi mi fa la foto, chiudo la bocca per non fare vedere che sono sdentato e sento il sangue che mi cola dal labbro, finalmente la polizia. Finalmente al sicuro, no, continuo a ricevere calci e sputi nella foga uno spruzzo arriva anche al poliziotto che si incazza, mi ammanetta e mi porta lontano da loro. Il mio nome è Ahmed, rubo, scippo, cerco di sopravvivere in qualche modo, peccato che non sono nato a ballarò altrimenti oggi sarebbe andata in maniera diversa.

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