sabato 18 ottobre 2014

Lavanderie


Aeroporto Falcone e Borsellino, lo scirocco devastava la città e io avevo deciso di tornare proprio quel giorno. Londra era scomparsa in un attimo e l'odore tipico di tutti gli aeroporti stava lasciando spazio ai miei veri odori, quelli che avevo lasciato un anno fa partendo per un Erasmus che in fondo fu al di sotto delle mie aspettative, cibo pessimo, pub affollati, taxi carissimi, sì taxi, perché vedere la gente che corre per prendere la metropolitana mi metteva un'ansia insopportabile, quindi camminavo a piedi o in taxi. Ed è proprio un tassista quello che ho davanti che mi riporta dal mondo dei sogni e mi chiede: Madam, si vù plè, tassì? Lo guardo un attimo, è terrificante, barba incolta, pochi denti, la pancia che sospende la polo tra l'ombelico e la cintura, enorme! Faccio finta di non sentirlo ma lui insiste, allora gli dico di no in maniera inequivocabile.
No!
Voglio godermi ancora un po' la sospensione, il limbo tra queste due città che avevo lasciato. È questo l'aeroporto, una terra di nessuno. Il tassista mi voleva riportare troppo in fretta fuori da quel limbo. Io invece volevo decidere se e quando tornare, il “se” era lezioso, sapevo perfettamente che dovevo tornare a casa, prima o poi.
Non so perché, forse guardando la mia valigia che sapevo piena di indumenti da lavare, ma mi vennero in mente le meravigliose lavanderie a gettoni inglesi. O meglio, non è che le lavanderie fossero meravigliose è che io per un anno ho cercato l'uomo Levis. Ridete pure, ma io ci credevo, io credevo che un giorno sarebbe accaduto, tra una maglietta e un paio di jeans messi a lavare sarebbe apparso lui. Bello come il sole, asciutto, alto, andamento discreto che proprio perché discreto lo noti di più. Un vitino da vespa da stringere per farsi urtare con tutte le forze vita contro vita. E poi bicipiti, quadricipiti, tutte cose buone da toccare, i capelli che odorano di mandorla e due spalle da campione di nuoto.  E sognavo di prenderlo alle spalle sbatterlo a terra e dirgli: “ Ma tu? Solo questi pantaloni hai?”

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