Io non so,
non so se, come ho sempre pensato,
gli altri, gli altri uomini, hanno avuto la stessa fortuna
di incontrare le donne che ho incontrato io.
Le mie donne sono state e sono speciali, uniche, adorabili.
mi hanno insegnato tutto, o almeno tutto quello che un uomo dovrebbe imparare
nella sua vita.
Hanno quel modo fastidioso di affrontare le cose che...
funziona.
Sono un uomo di mondo, di quel mondo che insegna la vita
come andrebbe vissuta, di quel sapere stare su questa terra che ha regole
precise, costanti nel tempo, ma rigide, immobili.
Loro no, loro sono flessibili, hanno una visione quasi super
partes di quello che accade, di quello che mi accade.
Hanno visto sempre quello che io non vedevo, mi hanno
insegnato a guardare con i loro occhi a sentire con il loro cuore, a lottare
con il loro ardore. Mi hanno insegnato un senso di giustizia diverso da quello
che io ho vissuto sempre come giusto, non dico che il mio fosse sbagliato, ma
il loro era quasi sempre più giusto.
Mi hanno nutrito, hanno pazientemente atteso che svanisse
ogni mia ritrosia, ogni mia "maschilità" che si contrapponesse al
"nirvana" della conoscenza, di quella conoscenza che non sta scritta
da nessuna parte.
Dolci chiare fresche acque diceva qualcuno, ma quando mai!
Scazzi, liti, afferrarsi ogni giorno, delusioni, decisioni contrapposte, ma
quanto amore, quanta bellezza mi hanno dato, quanto sapere mi hanno trasmesso.
Sembro un "pinnolone", per noi siculi
l'espressione è chiara, e forse è vero, la conoscenza e la consapevolezza
passano inevitabilmente attraverso la "pinnolonaggine" maschile.
E' inevitabile.
In un ipotetico bilancio del dare ed avere con le mie donne,
io ci sto dentro abbondantemente, loro un po' meno, credetemi, hanno perso un
po' più di quanto io abbia guadagnato.
Me ne dolgo, le ho maltrattate, non spesso ma mi basta anche
una volta sola, le ho ingannate, le ho usate, le ho sfruttate, ho succhiato da
loro tutto quello di cui ero capace, mi hanno permesso di farlo, si sono donate
a me, e di questo gliene sono grato a vita.
Hanno avuto quel modo di accogliermi che ho sempre invidiato
e continuo ad invidiare, a 52 anni non sono capace di fare altrettanto, provo a
copiare ma non riesco. Non ho dove accogliere, loro si.
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