sabato 11 ottobre 2014
Balenieri
Il cervello fotografa e decodifica in un'istante quello che gli occhi vedono e spesso le foto che trasmette non sono un granchè.
Quest'ultima era veramente pessima. La moto era una Honda e i passeggeri erano senza casco, due naturalmente. Arrivavano da corso dei mille abbastanza veloci, nervosi, come presi da tic si muovevano a scatti. Balenieri in cerca di preda, lui, il conducente, cinquanta forse cinquantacinque anni, l'altro dietro una ventina. Padre e figlio? Maestro e allievo? Falchi? Chi può dirlo. Attendo fiducioso, so già che non mi deluderanno, varcheranno la soglia, lo so. Cerco d'agganciare gli occhi del vecchietto, pancia prominente ma tonico nel complesso, pizzo e baffi folti, capelli un tempo ricci. Li aggancio per un istante, ma lui, d'esperienza, li distoglie subito. Irrigidisco la mandibola e mi gonfio un po' come un pesce palla senza spine con l'intento di intimorirli a prescindere. Anche perchè io, ancora non lo so cosa vogliono fare, ma in realta lo so, ne sono certo, vogliono varcare il mio vietatissimo cazzo di spazio! Mi innervosisco prima ancora che le cose succedano, perchè so che il mio sesto senso non sbaglia. I balenieri sono quasi arrivati all'altezza della barra là dove finisce e inizia l'appetitoso, invogliante cordolo giallo di delimitazione passiva. Continuano a guardare nervosi tutto tranne me, provo a mettermi in punta di piedi per arrivare almeno a quei centosessantotto dannati centimetri, niente da fare. Mentre sono in posa da ballerino senza scarpe adatte, loro decidono di costeggiare pacificamente il cordolo giallo continuando a cercare. E' il figlio a vederla per prima la tabella della Salemi Autotrasporti, e la indica vittorioso al padre gridando “Eccola!!!!”, “Bravo!!!” si complimenta il padre come se avesse appena passato gli esami di calcolo statistico con trenta e lode. Sterza bruscamente e scavalca il cordolo giallo, io intuisco la manovra dopo “l'eccolo”, e ritornando alla statura normale onde evitare di camminare in punta di piedi come Nurejev nella morte del cigno, taglio veloce e mi paro davanti. Maledetto baleniere! E' riuscito ad entrare! Ma ora guardarmi è inevitabile, li fermo mentre il figlio comincia a scendere dalla moto, il repertorio è sempre quello:
Senta!!!! Non può entrare non lo ha visto il cordolo?
Domanda retorica, lo ha scavalcato manco fosse marzapane come la casetta di Hansel e Gretel.
<Lo so!>
“Lo so” e “Non lo sapevo” mi provocano subito la gastrite.
Lo so mi dice, e senza prestare minimamente attenzione alla mia obiezione sull'invalicabilità dello spazio sacro continua dicendomi:
“Partono da qua i pullman della Salemi?”
Sì partono da qua, ma lei deve uscire non può entrare con la moto, come vede c'è un cordolo che delimita lo spazio del parcheggio.
Lo so, (l'ammazzassi, penso) quindi partono da qua?
Partono e arrivano qua, ma ora deve uscire.
Nel frattempo il figlio gironzolava e ho capito dopo che cercava una sistemazione per il povero padre, con quel sole, sia mai che si prenda un'insolazione.
“Papà tu mettiti là” e indica il centro del piazzale dove il fungone fa ombra.
Divento paonazzo, il padre non si scompone e con accondiscendenza si rivolge al figlio e dice con una voluta forte inflessione dialettale:
Carlo! Non lo vedi che il signore mi ha gentilmente rimproverato? Devo uscire!
Frase carica d'ironia che presupponeva un'altro pensiero che più o meno è questo:
Esco perchè voglio uscire sia chiaro!
In questi casi, come dice il mio amico professore Zizzo, “la meglio palora è quella che non si dice”, ma io che me le cerco sempre di rimando mi avvicino e chiedo:
L'ho forse offesa o sono stato sgarbato nei suoi confronti?
Lo invitai a nozze.
Sempre con quel fortissimo accento siciliano e con la cadenza tipica che diamo quando vogliamo diventare solenni come giudici poveri si gira di sghembo e dice:
Senta, (stavolta è lui che dice senta) lo so io cosa si può fare e cosa non si può fare, sono un ispettore di polizia!
Gelai, mi vergognai per lui, per la sua miseria umana, e mi venne in mente una canzone e con quella canticchiando mi girai mentre lui usciva dal piazzale.
Niente a che vedere col circo nè acrobata né mangiatore di fuoco...
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