Il
primo pugno glielo hanno dato mentre dormiva, setto nasale andato, poi,
mentre tagliavano la tracolla del borsello, due tagli netti che
facevano impressione, hanno scaricato il resto della bestialità che
impera in questa città in quel corpo inerme che dormiva sulla panchina
della stazione degli autobus. L'ho trovato che si automedicava con della
carta igienica, un volto devastato da una guerra tra
poveri. Non pensò neanche per un attimo che potesse chiamare
un'ambulanza o andare al pronto soccorso, di chiamare la polizia
naturalmente neanche a parlarne. L'ho visto che erano le sei del
mattino, era stato aggredito alle tre. Tre ore di dolore bestiale in
silenzio, rassegnato alla normalità della legge del più forte, aveva
l'aria di chi si sentisse in colpa per lo spettacolo indecente che
offriva ai passeggeri in partenza, aveva l'aria di chi, in quanto
"barbone", non ha diritti, non ha la possibilità di dire "aiuto mi hanno
aggredito, qualcuno mi aiuti!". Perchè lui lo sa, lui sa come funziona
la legge del più forte, la legge di chi produce e chi no, la legge di
chi ha diritti e chi no, lui no. Mi ha sconvolto la sua espressione
mentre raccontava l'aggressione subita, ho chiamato il 118, l'operatore
mi ha chiesto se l'aggredito fosse cosciente ed ho risposto di sì
pensando contemporaneamente "non verranno mai". Invece sono venuti dopo
venti minuti, li ho fatti entrare nel mio meraviglioso piazzale
orgoglioso del mio meraviglioso telecomando e l'hanno portato via. E'
tornato un paio d'ore dopo raccontandomi felice che gli avrebbero
rimesso a nuovo il naso lunedì, poi mi ha detto "hai una sigaretta?"
l'ho guardato e gli ho detto "ora non è che devi esagerare però!"

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