giovedì 2 ottobre 2014

Barboni

Il primo pugno glielo hanno dato mentre dormiva, setto nasale andato, poi, mentre tagliavano la tracolla del borsello, due tagli netti che facevano impressione, hanno scaricato il resto della bestialità che impera in questa città in quel corpo inerme che dormiva sulla panchina della stazione degli autobus. L'ho trovato che si automedicava con della carta igienica, un volto devastato da una guerra tra poveri. Non pensò neanche per un attimo che potesse chiamare un'ambulanza o andare al pronto soccorso, di chiamare la polizia naturalmente neanche a parlarne. L'ho visto che erano le sei del mattino, era stato aggredito alle tre. Tre ore di dolore bestiale in silenzio, rassegnato alla normalità della legge del più forte, aveva l'aria di chi si sentisse in colpa per lo spettacolo indecente che offriva ai passeggeri in partenza, aveva l'aria di chi, in quanto "barbone", non ha diritti, non ha la possibilità di dire "aiuto mi hanno aggredito, qualcuno mi aiuti!". Perchè lui lo sa, lui sa come funziona la legge del più forte, la legge di chi produce e chi no, la legge di chi ha diritti e chi no, lui no. Mi ha sconvolto la sua espressione mentre raccontava l'aggressione subita, ho chiamato il 118, l'operatore mi ha chiesto se l'aggredito fosse cosciente ed ho risposto di sì pensando contemporaneamente "non verranno mai". Invece sono venuti dopo venti minuti, li ho fatti entrare nel mio meraviglioso piazzale orgoglioso del mio meraviglioso telecomando e l'hanno portato via. E' tornato un paio d'ore dopo raccontandomi felice che gli avrebbero rimesso a nuovo il naso lunedì, poi mi ha detto "hai una sigaretta?" l'ho guardato e gli ho detto "ora non è che devi esagerare però!"

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